[printer friendly version ]


ISSN: 1705-6411

Volume 4, Number 3 (October, 2007).


Special Issue: Remembering Baudrillard



Bonjour, Baudrillard1

 

Attilio Scarpellini
(Lettera 22, Association of Independent Journalists)

 

"In ogni modo, siamo già stati tutti morti prima di vivere,e ne siamo usciti vivi". Uno degli ultimi maestri della french theory se ne è andato. Ci ha lasciato un patrimonio di diffidenza verso il nuovo che avanza. Un grande libro di aforismi per resistere all'arroganza di una virtualità che pretende di rimpiazzare il mondo. E uno stile reso invincibile dalla seduzione più estrema, quella del pensiero” (Jean Baudrillard).


Ora non ci saranno più i suoi libri: quelle invettive lucide, eleganti, da cui penetrava il soffio freddo di una voce che non perdeva mai il tono del pensiero, l’idea a suo tempo formulata da Merleau-Ponty che scrivere e pensare fanno tuttuno. Ora, soprattutto, non ci sarà più la sua critica, radicale e impietosa, all’oscenità di un’epoca che pretendeva di eliminare ogni scena, ogni rappresentazione, ogni analogia, per rimpiazzarle con un generalizzato e mistificatorio “effetto reale”. Jean Baudrillard è morto e non ci resta che cercare nel suo Libro, questa specie di opera unica che da anni andava scrivendo, le tracce di un genio che talvolta sembrava disgustato persino da se stesso, costretto com’era a recensire una cronica mancanza di eventi che nemmeno l’11 settembre – diceva lui – era riuscito a scuotere dal suo torpore ripetitivo. Si poteva essere o non essere d’accordo con l’autore de lo “Scambio impossibile”, con il teorico dello “sciopero degli eventi”, con il demistificatore dell’ “inganno dell’arte” – uno dei pochi che senza tentennare avessero denunciato la perfetta equazione tra l’insignificanza del mondo e quella di un’arte contemporanea che aveva smesso di rappresentare rispetto ad esso un’altra scena – ci si poteva scandalizzare, al limite indignare per il suo immoralismo nietzschiano applicato a fenomeni quali il terrorismo – ma il suo pensiero non lo si poteva mai ignorare, perché Jean Baudrillard, maestro della diffidenza, ci risvegliava. Con i suoi scritti, anche se li si criticava, si contraevano debiti di rivelazione che non si sarebbero mai potuti risarcire: cercando di distaccarsi da lui, si ricadeva in lui. I suoi corto-circuiti, i suoi paradossi (La guerra del Golfo non c’è mai stata!) erano il contrappunto di un’epoca che nella sua ostentata trasparenza mediatica e morale, e sotto il segno della democrazia, nascondeva il “delitto perfetto” al quale la realtà stava per essere sacrificata, l’avvento di una “seconda biosfera” in cui l’ opaca intrattabilità del mondo stava per essere rimpiazzata dalla duttilità performativa dei suoi cloni telematici o biologici. Un mondo senza più distanze era un mondo senza più racconto e senza più avventura, il mondo cool dell’assoluta presentificazione di ogni evento nella sua simulazione – un mondo al contempo senza più artisti e senza più testimoni: “Tempi felici quelli in cui il simulacro era ancora quel che era, un gioco ai confini del reale e della sua sparizione…Oggi, questa fase eroica è tramontata. Il Virtuale, la Realtà Virtuale, inaugura il crepuscolo del segno della rappresentazione. E la cosa investe tutto l’universo del numerico, del digitale, dove la bonarietà 0/1 lascia sussistere soltanto un universo operazionale della cifra…Calcolo integrale, circuiti integrati. La distanza sfuma. Quella, esterna, del mondo reale e quella, interna, propria del segno”. (“Il Patto di lucidità o l’intelligenza del Male”, Raffaello Cortina Editore). Tempi felici quelli in cui, affacciato sulla linea del crepuscolo, Jean Baudrillard, classe 1929, ancora scriveva, cercando di strappare dei frammenti, degli “aforismi”, al flusso di un divenire che – come un pensatore presocratico – lo incantava, spingendolo ad accettare tutto della vita, persino l’ombra, sempre contemporanea, della morte. “In ogni modo, siamo già stati tutti morti prima di vivere,e ne siamo usciti vivi. Morti lo siamo stati prima, e lo saremo dopo. Ci facciamo un mucchio di domande sul tempo del dopo morte, e paradossalmente nessuna sul tempo di prima della nascita.” In ogni modo, avremmo preferito che il pensiero di Jean Baudrillard continuasse, ancora per un poco, a risvegliarci.

 

© Atillio Scarpellini and Lettera 22

 


Endnote


1 This Obituary appeared in Lettera 22 on March 7, 2007: http://www.lettera22.it/showart.php?id=6831&rubrica=153

 




© International Journal of Baudrillard Studies (2007)

[Main Page]   [Contents]   [Editorial Board]   [Submissions]